Le mani sulla città-scheda riassuntiva
INFORMAZIONI GENERALI E DI CONTESTO “Le mani sulla città” è un film fra i più noti del filone dei film-inchiesta di Francesco Rosi, napoletano, allora quarantenne, già collaboratore di Luchino Visconti in “La terra trema”(1948), regista di molte opere d’impegno civile. Realizzato nel 1963, descrive il meridione dell’Italia del boom economico e della cassa del mezzogiorno. Sebbene l’indignazione espressa e il pensiero politico attraverso il quale vengono filtrati gli avvenimenti sia di ispirazione popolare, le dinamiche verso le quali viene condotta l’attenzione del pubblico sono quelle delle èlite politico-economica, in quanto considerata determinante nella scrittura della storia della città in ragione della sproporzione nell’accesso e nell’allocazione delle risorse. In questo senso si potrebbe rinvenire in questo film un documento complementare alla descrizione di Gans[1] della comunità italoamericana dei quartieri poveri poi resi zone residenziali della medio alta borghesia, mirato piuttosto alla comprensione del comportamento tenuto dai ceti meno abbienti e delle interazioni sviluppate all’interno del suddetto contesto.
TRAMA Il film tratta delle manovre poco pulite dell’imprenditore, consigliere e, infine, assessore, Edoardo Nottola, atte alla modifica del piano regolatore comunale, delle tragiche conseguenze delle sue azioni, nessuna delle quali toccherà la sua persona. Sembra tuttavia rinvenirsi una nota positiva nel finale: viene profetizzata la presa di coscienza della parte più povera della società e il suo conseguente riscatto.
LENTI INTERPRETATIVE La descrizione riguarda la fase precedente alla trasformazione vera e propria del quartiere con le sue case popolari e le officine, in sobborgo o quantomeno in zona residenziale abitata dai ceti medio alti della popolazione. Le lenti interpretative della realtà rappresentata possono essere, a mio avviso, soprattutto quelle del tipo di norme[2] messe in gioco nella vita quotidiana, del capitale sociale[3] e della diversa combinazione di ruoli[4].
Una delle costanti del film è rinvenibile nel conflitto fra norme universalistiche e particolaristiche, le prime derivanti da un codice imposto, le seconde radicate stabilmente nella rappresentazione sedimentata della realtà . Alle prime si adempie solo in maniera formale: la magistratura, come in effetti accadeva in quel periodo in tutta Italia, stenta a svolgere il suo compito; la pubblica amministrazione si mostra interessata solo alla difesa e riproduzione del suo potere; i richiami del popolo alla “moralità” di ordine superiore avvengono solo in concomitanza all’opposizione degli interessi particolaristici degli stessi a quelli delle èlite. Questo tipo di dinamiche ( ascritte da Gans a motivi di tipo culturale[5]) portano poi all’accettazione del pagamento per il voto allo stesso Nottola e dell’elemosina del consigliere di destra, che placa le postulanti sull’uscio dei palazzi del potere.
La struttura di classe è molto rigida e vi è la necessità della predisposizione di figure specifiche che facciano da ponte, come, ad esempio, i faccendieri incontrati da Nottola nel bar prima delle elezioni. Non è visibile alcun tipo di peer control, di cui scrive Gans[6].
I ruoli sono molto “intensi” e suddivisi rigidamente, le donne vengono relegate a posizioni secondarie e marginali, così come i giovani. Nonostante ricorrano in gran parte i caratteri che, secondo Hannerz dovrebbero determinare un maggiore impegno civile, la disorganizzazione del quartiere è evidente. Il cittadino è infatti legato ad i suoi vicini da conoscenze di lungo corso, relazioni perlopiù multiple e dispone di molto tempo per coltivarle. Il quartiere è tuttavia incapsulato e questo, a differenze di quanto accade per le èlite, compromette gravemente le sue possibilità di accesso alle risorse del territorio. La chiesa non compare per l’intera durata del film, se non per sancire nel finale la legittimità dell’abuso edilizio, benedicendo i lavori durante la cerimonia di inaugurazione. Il mondo delle associazioni è del tutto oscurato dalla “struttura” economica.
Per Rosi, il problema fondamentale è la mancata coscienza di classe, ancora rappresentata da un esponente di un altro strato sociale. Il consigliere del Pci De Vita è, infatti, un ingegnere.
DOMANDE DI RICERCA In primo luogo, ritengo che questo film suggerisca l’importanza della storia dei sobborghi, dell’avvicendarsi delle interazioni politiche (nelle loro forme e nei loro contenuti, la direzionalità dei canali comunicativi, etc..) ed economiche all’interno degli stessi e nei rapporti fra i primi e il resto della città,come delle sue altre parti; della costruzione della loro identità e della loro composizione economica, sociale e culturale nel tempo.
Appunti e Curiosità:
Negli anni ‘60 (fra il 1962 e il 1964) venne progettato a Trento il piano regolatore “Marconi”, che creava un’ampia disponibilità di appartamenti, di molto superiore all’effettiva richiesta della città.
Grande assente la camorra. Si ritiene questa scelta sia dovuta alla volontà di rendere il film meno ancorato alla realtà napoletana e maggiormente capace di descrivere e rappresentare la vita politica di una qualsiasi città italiana.
Fra i primi fotogrammi del film (all’incirca allo scadere del primo minuto) vi è una scena che sembra essere stata involontariamente citata dalla pubblicità di una famosa banca.
Spezzoni Significativi
0h 01’ Discorso di Nottola sulla speculazione edilizia
0h 48’ Dialogo fra Nottola e De Vita sulla funzione sociale delle nuove abitazioni
1h 02’ Incontro di Nottola con i faccendieri per le elezioni
1h 30’ Ultimo consiglio comunale con discorso finale di Nottola e De Vita
[1] Gans, Herbert J. (1962) ‘The community’ in The urban villagers. New York: Free Press.
[2] V. a tal proposito la prospettiva suggerita dalla “new economic sociology” in J G. Lambsdorff, M. Taube, M. Schramm, The new institutional economics of corruption, Routdledge, New York 2005, p. 3.
[3] R. Putnam, Bowling Alone :the Collapse and Revival of American Community, Simon and Schuster, New York 2000
[4] Hannerz, Ulf (1992[1980]) ‘L’antropologia e I suoi ambiti, la città soft e I modi dell’esistenza urbana’ in Esplorare la città. Bologna: il Mulino, pp. 411-441
[5] Gans, Herbert J., ‘The community’, p.109.
[6] Ivi, pp.108-109.
(il link al file avi è : http://www.altrestorie.org/download.php?view.942
Buona visione : )
Marta